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Una proposta alla Camera vuole rendere gratuito il test prenatale NIPT

Oggi il test che analizza il DNA del feto nel sangue materno si paga quasi ovunque mentre una proposta vorrebbe renderlo gratuito in tutta Italia con regole uniche

ott 18, 2026

Questo testo non è una legge in vigore. È una proposta di legge d’iniziativa parlamentare, l’atto Camera 1781, prima firmataria la deputata Elisa Montemagni del gruppo Lega – Salvini Premier insieme ad altri otto deputati. Vorrebbe inserire il test prenatale non invasivo tra le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale offre gratuitamente a chi è in gravidanza.

La proposta è stata presentata il 14 marzo 2024, ma il suo testo è stato pubblicato dalla Camera solo il 16 ottobre 2026, più di due anni e mezzo dopo. Lo stato dell’iter risulta ancora «da assegnare», lo stesso del giorno della presentazione: la proposta non è stata nemmeno affidata a una commissione parlamentare, l’organo che istruisce il testo prima del voto dell’Aula. L’esame non è quindi mai cominciato, nessuna delle previsioni descritte qui sotto è oggi applicabile, e il testo potrebbe cambiare o non essere mai approvato.

Atto Camera 1781

Che cos’è il test di cui si parla

Il NIPT, sigla inglese di Non Invasive Prenatal Testing, cioè test prenatale non invasivo, è un esame di screening genetico: non dà una diagnosi certa, ma segnala se esiste un rischio aumentato di determinate anomalie. Si esegue con un semplice prelievo di sangue dal braccio della gestante e analizza il DNA del feto che circola nel plasma materno.

Secondo la definizione contenuta nella proposta, il test individua un aumentato rischio di aneuploidie fetali, cioè anomalie nel numero dei cromosomi, in particolare le trisomie 13, 18 e 21, e si può fare già dalla decima settimana di gravidanza. Può anche rilevare i cromosomi sessuali del feto.

Il beneficio principale indicato dai proponenti è la riduzione del ricorso alla diagnosi prenatale invasiva, cioè amniocentesi e villocentesi, tecniche che prelevano tessuti direttamente dall’utero, e dei rischi di aborto e complicanze che queste comportano.

Cosa è già gratuito oggi e cosa no

Il Servizio sanitario nazionale copre già diverse prestazioni legate alla gravidanza, perché la legge le considera di interesse sociale ed escluse dal ticket, cioè dalla quota di spesa a carico del paziente. Sono gratuite, tra le altre:

  • le visite ostetrico-ginecologiche periodiche, i corsi di accompagnamento alla nascita e l’assistenza dopo il parto;

  • nel primo trimestre il test combinato, che unisce un’ecografia della nuca del feto e due valori ematici, con la consulenza prima e dopo;

  • nel secondo trimestre il tri-test, che misura tre sostanze nel sangue materno per stimare il rischio di anomalie cromosomiche e difetti del tubo neurale;

  • l’amniocentesi e la villocentesi, ma solo se il rischio stimato supera soglie precise, pari a una probabilità di almeno 1 su 300 calcolata nel primo trimestre o 1 su 250 nel secondo.

Il NIPT, invece, resta fuori da questo elenco nazionale. Chi vuole farlo come esame aggiuntivo lo paga, salvo che viva in una regione che ha deciso di coprirlo con risorse proprie. La relazione che accompagna la proposta cita il caso della Toscana, dove le gestanti con rischio intermedio partecipano con 200 euro, e segnala l’accesso gratuito già deliberato in queste regioni:

  • Lombardia

  • Emilia-Romagna

  • Piemonte

  • Sicilia

  • Liguria

Cosa cambierebbe se il test entrasse nei LEA

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