Il disegno di legge sulla detenzione domiciliare terapeutica per condannati tossicodipendenti e alcoldipendenti ha attraversato il Parlamento tra giugno e luglio 2026.
La discussione al Senato si è conclusa il 10 giugno. Alla Camera il confronto si è sviluppato in tre sedute, il 23, il 28 e il 29 luglio.
500 posti per 25.000 detenuti
Il numero ha attraversato tutte e quattro le sedute. La relazione tecnica del provvedimento fissa a 500 i posti aggiuntivi finanziabili nelle strutture accreditate, mentre la platea potenziale dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti supera le venticinquemila persone. Al Senato l’apertura della discussione generale è toccata a Elisa Pirro.
Stiamo spolverando col piumino dove c’è una montagna di polvere e di rifiuti da rimuovere per vedere realmente il problema e non ce ne rendiamo conto. Cosa stiamo facendo? Un’operazione di facciata, come le tante che purtroppo siamo costretti a fare all’interno di queste Aule parlamentari.
Elisa Pirro (M5S)
La replica del relatore Sergio Rastrelli ha spostato il conteggio sui posti già esistenti nel sistema comunitario, contestualizzando i 500 come integrazione:
Presidente - com’è stato confermato a tutte le opposizioni, anche in Commissione, dal sottosegretario Mantovano, che ringrazio insieme ai membri del Governo qui presente e alla presidente Bongiorno - questo non è altro che un primo passo nella direzione concordata e condivisa. È evidente che, laddove questo primo passo desse segnali significativi di funzionalità, verranno immediatamente disposti l’allargamento dei posti e il sostegno delle misure finanziarie necessarie.
Sergio Rastrelli (FdI)
Alla Camera lo stesso rapporto tra domanda potenziale e disponibilità reale è tornato nelle dichiarazioni di voto. Debora Serracchiani ha motivato l’astensione del PD-IDP proprio sul disallineamento tra i due dati:
A fronte di un po’ più di 20.000 persone che avrebbero diritto a questa possibilità di accesso, noi stiamo parlando, se tutto va bene, di 500 posti disponibili. Quindi, Presidente, è un provvedimento che non affronta in modo organico, come avremmo voluto, i problemi legati alle condizioni di vita e di lavoro oggi all’interno delle carceri italiane.
Debora Serracchiani (PD-IDP)
Sul terreno delle risorse la maggioranza ha rivendicato la copertura finanziaria immediata. Maria Carolina Varchi ha usato il calendario come argomento politico:
Questa norma contiene una copertura già a partire dal 2026; noi siamo alla fine del mese di luglio, stiamo approvando oggi questa norma eppure, per l’intero anno 2026, questa maggioranza, questo Governo, hanno previsto una copertura finanziaria, il che significa una cosa soltanto, ossia che noi, a questo provvedimento, crediamo.
Maria Carolina Varchi (FdI)
La correlazione, un requisito ancora da definire
Il cuore del nuovo articolo 94-ter è la dimostrazione di una “correlazione” tra lo stato di dipendenza e il reato commesso. Il testo non specifica in cosa consista il requisito e rinvia a linee guida elaborate da una commissione centrale ancora da istituire presso il Dipartimento delle politiche antidroga.
Il tema ha unito opposizioni di segno opposto su fronti opposti: PD-IDP e AVS lo hanno letto come un filtro che rischia di escludere chi ne avrebbe più bisogno; il M5S ha denunciato invece il rischio contrario di un varco troppo largo per reati gravi. Valentina D’Orso ha portato in Aula alla Camera un catalogo di ipotesi:
Questa ambigua e fumosa nozione di correlazione, che non avete scritto nero su bianco; quindi ho compiuto questo reato, ad esempio, di lesioni gravi e gravissime nei confronti delle Forze dell’ordine, ma potrei citarvi tutto l’articolo 583-quater del codice penale, che voi avete “imbottito” con lesioni gravi e gravissime al personale scolastico, agli arbitri, al personale sanitario e al personale dei servizi di trasporto pubblico.
Valentina D’Orso (M5S)
Sul versante opposto, Devis Dori ha impostato la propria obiezione partendo dalla popolazione carceraria esclusa:
Il rischio è quello che davvero venga esclusa anche una parte considerevole della popolazione carceraria, che pure è in una situazione di tossicodipendenza e alcoldipendenza, che pure invece ha necessità, al di là di questa correlazione, di un trattamento specifico, di cui, purtroppo, sappiamo non poter godere all’interno delle carceri.
Devis Dori (AVS)
Il Governo, per voce della Sottosegretaria Matilde Siracusano, è tornato sul punto rivendicando la natura garantista del requisito e il ruolo tecnico della commissione da istituire:
Un elemento chiave di questo provvedimento è il fatto che la tossicodipendenza debba essere connessa al comportamento criminale, quindi al reato commesso. Diceva l’onorevole D’Orso: come si potrà individuare questo elemento e chi lo farà? È prevista, appunto, l’istituzione di una commissione speciale composta da esperti che individuerà le linee guida per certificare questa correlazione.
Matilde Siracusano (FI-PPE)
Automatismi, revoche, esclusione dei recidivi
Accanto alla correlazione, il testo introduce due meccanismi che le opposizioni hanno battuto per tutte le sedute: la revoca obbligatoria della misura in caso di violazioni delle prescrizioni, con conseguente preclusione permanente ad ogni altra misura alternativa; e l’esclusione automatica dei recidivi dal perimetro dei beneficiari.
Al Senato, il PD-IDP ha giocato la carta emendativa senza esito. Alfredo Bazoli è tornato sul punto in dichiarazione di voto:
Mi permetto di insistere: questa previsione vorrebbe stabilire che, se sei recidivo, non puoi accedere ad alcuna misura proprio perché sei recidivo. È una disposizione che non ha senso, perché l’approccio corretto è l’esatto contrario. Proprio perché una persona è tossicodipendente, anche se recidiva, deve poter accedere a questa misura, perché l’intervento sulla sua tossicodipendenza può consentirle di uscire da quella condizione di continua reiterazione dei reati.
Alfredo Bazoli (PD-IDP)
Alla Camera, nel seguito del 28 luglio, Michela Di Biase ha spostato il piano dal singolo automatismo alla filosofia complessiva del testo:
Ogni volta che questo testo si trova di fronte alla scelta di affidarsi alla valutazione del caso concreto oppure di introdurre automatismi legislativi, la scelta che si è fatta è proprio la seconda; appunto quella degli automatismi legislativi.
Michela Di Biase (PD-IDP)
Dal fronte della maggioranza la Lega ha difeso l’impianto respingendo l’etichetta di “svuota-carceri” che gli era stata attribuita da alcuni commentatori. Ingrid Bisa è intervenuta nella discussione generale del 23 luglio:
Non esistono automatismi, non esistono benefici concessi in modo indiscriminato. Esiste soltanto un percorso serio, controllato dall’autorità giudiziaria e accompagnato dai servizi sanitari. È una differenza sostanziale rispetto a chi continua a definire questo provvedimento uno “svuota carceri”. Chi utilizza questa espressione probabilmente non ha letto il testo, perché qui il beneficio non dipende dalla semplice condizione di detenuto, ma dipende dalla volontà concreta di cambiare vita.
Ingrid Bisa (Lega)
La soglia degli otto anni
Il punto che ha prodotto la rottura con il MoVimento 5 Stelle è emerso nelle dichiarazioni di voto finali del 29 luglio. L’articolo 94-quater consente all’imputato tossicodipendente di scontare l’intera pena in regime domiciliare, fino al limite degli otto anni, senza necessariamente passare dal carcere.
Per il MoVimento 5 Stelle questo è stato il motivo dominante del voto contrario. Valentina D’Orso ha costruito il proprio intervento su uno scenario concreto:
Immaginiamo un soggetto alcoldipendente che picchia selvaggiamente un’altra persona, procurandogli lesioni permanenti gravissime, e venga condannato ad 8 anni. Potrebbe scontare integralmente la pena attraverso la detenzione domiciliare anche a casa propria e la contestuale sottoposizione ad un trattamento terapeutico di recupero in regime semiresidenziale e, una volta disintossicato e recuperato, comunque, non passerebbe neanche un giorno in carcere. Come lo spiegherete alla vittima che si porterà dietro per tutta la vita i segni di quell’aggressione?
Valentina D’Orso (M5S)
Per Forza Italia il relatore Pietro Pittalis ha ribattuto sul piano costituzionale, distinguendo la funzione retributiva e quella rieducativa della pena:
Mandare in carcere anche per un solo giorno, colleghi dei 5 Stelle, chi ha titolo per un percorso alternativo alla detenzione è un controsenso logico prima ancora che giuridico, ed è un errore che questo Parlamento fa bene a correggere.
Pietro Pittalis (FI-PPE)
Cura o esecuzione della pena
Nel confronto è emersa anche la questione di chi debba effettivamente ospitare i percorsi terapeutici. Il provvedimento individua nelle strutture private accreditate e, dopo le modifiche in Commissione al Senato, anche nelle strutture pubbliche del SSN i luoghi di esecuzione della misura.
Le comunità terapeutiche, secondo diversi interventi, sono nate per la cura volontaria e rischiano di trovarsi trasformate in luoghi ibridi. Ilaria Cucchi ha portato la questione in Aula al Senato:
La cura della dipendenza è una cosa; l’esecuzione della pena, lo sappiamo, è tutt’altra cosa. Per questo guardiamo con preoccupazione a un modello che sembra scaricare sulle comunità responsabilità che dovrebbero restare in capo solo allo Stato.
Ilaria Cucchi (Misto-AVS)
Alla Camera lo stesso interrogativo si è intrecciato con una critica alla platea effettiva: chi resta dentro, tolti recidivi, stranieri fuori dal circuito SerD e persone senza domicilio. Antonio D’Alessio ha spiegato l’astensione di Azione partendo da questo paradosso:
Si stringe il perimetro dei destinatari, tagliando fuori una larga parte — quindi, sostanzialmente, quasi tutti —, ma, soprattutto, chi veramente ne avrebbe bisogno cioè chi reitera il reato per ragioni di tossicodipendenza o di alcolismo dovrebbe essere il primo destinatario di questo provvedimento, che — ripeto — nell’idea, nel principio e nell’impostazione ideologica, ci troverebbe totalmente d’accordo.
Antonio D’Alessio (AZ-PER-RE)
Roberto Giachetti, per Italia Viva, ha aggiunto un secondo filtro all’accesso:
Il problema dell’accesso, e ho finito: possono entrare, grazie a questo provvedimento, solo quelli che sono in cura al SerD. La gran parte dei detenuti nel nostro Paese è costituita da stranieri, e non sono in cura al SerD. Quindi sono tutti fuori.
Roberto Giachetti (IV-CR)
La sequenza politica
Il Senato aveva registrato astensione unanime delle opposizioni, letta dalla maggioranza come segnale di consenso sul principio. Alla Camera quella lettura ha tenuto solo in parte: PD-IDP, AVS, Azione e Italia Viva hanno confermato l’astensione, ma il MoVimento 5 Stelle ha spezzato la sequenza votando contro.
La Sottosegretaria Siracusano ha reso esplicito il cambio di rotta:
Avendo partecipato ai lavori del Senato, i vostri colleghi senatori hanno ritenuto questo provvedimento assolutamente condivisibile nei principi e, anzi, hanno ritenuto giusto astenersi proprio perché in Commissione sono stati accolti anche emendamenti del MoVimento 5 Stelle che hanno contribuito a migliorare il testo.
Matilde Siracusano (FI-PPE, Sottosegretaria)
La chiusura è stata affidata alla Lega, che nella dichiarazione finale ha rivendicato il rigore selettivo del testo respingendo ancora l’accusa di deriva permissiva. Simonetta Matone:
I benefici bisognerà conquistarseli, nulla verrà regalato. Comunque, va detto e ridetto che, proprio per la complessità di quello che vi ho detto, questo provvedimento non è uno “svuota carceri”, ma, se riuscisse ad esserlo in senso vero e efficace, sarebbe già un grossissimo risultato, perché restituirebbe alla società dei soggetti diversi.
Simonetta Matone (Lega)
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