La conversione del decreto-legge 107/2026 si è svolta dal 28 luglio al 5 agosto, con la discussione generale a Montecitorio, l’esame emendativo e il passaggio finale a Palazzo Madama chiuso dalla questione di fiducia. Il testo, cresciuto in Commissione da 16 a 25 articoli, ha attraversato i principali nodi del PNRR nel suo ultimo miglio: infrastrutture, contabilità pubblica, energia, lavoro, ex Ilva.
Il confronto è stato costantemente conflittuale. Le opposizioni hanno votato contro il decreto e la questione di fiducia; la maggioranza ha risposto rivendicando i risultati europei del Piano.
Il metodo del decreto tra omnibus, commissari e fiducia finale
Il Comitato per la legislazione della Camera aveva segnalato otto finalità distinte nel testo, insieme all’assenza dell’analisi tecnico-normativa. In Senato la Commissione bilancio non ha licenziato il provvedimento entro i termini e il decreto è arrivato in Aula senza relatore.
La fiducia sull’articolo unico è stata posta dal ministro Ciriani. Su questa cornice procedurale l’opposizione ha aperto quasi tutti i propri interventi.
Il Governo usa un metodo che svuota il ruolo del Parlamento, proprio mentre ci avviciniamo alla fase conclusiva del più grande piano di investimenti pubblici della storia recente di questo Paese.
Elena Sironi (M5S)
Alla Camera Daniela Morfino ha criticato il metodo di governo.
Ogni difficoltà la affrontate nello stesso modo: più deroghe, più commissari, più procedure eccezionali, come se la normalità fosse diventata un ostacolo, come se il funzionamento della pubblica amministrazione fosse un fastidio da aggirare. Ma un Paese non cresce commissariando tutto, cresce facendo funzionare le istituzioni ordinarie.
Daniela Morfino (M5S)
La difesa della maggioranza ha spostato il fuoco dalla forma alla funzione del provvedimento: accelerare procedure e sbloccare cantieri.
Siamo di fronte a un decreto-legge che affronta un problema molto concreto: ridurre i tempi della pubblica amministrazione, garantire continuità agli investimenti e mettere le amministrazioni nelle condizioni di rispettare gli impegni assunti con l’Unione europea.
Raoul Russo (FdI)
La contesa sulla paternità del PNRR
Il bilancio dell’esecuzione del Piano è stato il terreno di battaglia principale. Alla Camera Andrea Mascaretti ha citato i numeri della decima rata.
Il nostro Paese ha conseguito tutti gli obiettivi previsti nei tempi stabiliti fino alla nona rata, raggiungendo 416 milestone e target pari a 72,4 per cento dell’intero Piano, una percentuale superiore alla media degli altri Stati membri dell’Unione europea. Sul piano finanziario sono già stati ottenuti 166 miliardi di euro (oltre l’85 per cento della dotazione complessiva), mentre gli ultimi 28,4 miliardi saranno collegati al conseguimento degli obiettivi della decima e ultima rata.
Andrea Mascaretti (FDI)
A Palazzo Madama, Silvia Fregolent ha ricordato che Italia Viva aveva sostenuto i primi decreti attuativi durante il governo Draghi, per poi criticare l’evoluzione successiva.
Abbiamo votato i primi decreti non perché c’era il ministro Fitto - non ce l’abbiamo con il ministro Foti - ma ci siamo astenuti o anche sul primo abbiamo votato a favore dicendo: ma come, sul PNRR eravamo a favore durante il periodo Draghi, possiamo essere contrari perché non c’è più un Presidente del Consiglio a noi amico? Nel frattempo però voi questo PNRR l’avete spezzettato e frantumato e gli obiettivi che si prefiggeva li avete tutti bucati: non c’entrano le rate, che sono le richieste portate a termine, ma oggi si chiede quali lavori sono stati completati.
Silvia Fregolent (IV-CR)
La replica della maggioranza al Senato è arrivata con Guido Quintino Liris, che ha ricostruito la genesi delle revisioni come atto necessario.
Le modalità che invece hanno portato a programmare la spesa del PNRR erano talmente sbagliate nei modi e nei tempi da rendersi irrealizzabili, sia per quanto riguarda il monitoraggio interno, sia per le valutazioni che sono state fatte in Europa. Ciò ha costretto il Governo Meloni, il già ministro Fitto — poi Vice Presidente della Commissione europea — e l’attuale ministro Foti a porre in essere dei cambiamenti che rendessero questo PNRR finalmente attuabile e concreto.
Guido Quintino Liris (FdI)
Grandi opere tra Torino-Lione e Piombino
Il decreto finanzia 827 milioni per il tratto Avigliana-Orbassano della TAV Torino-Lione e nomina un commissario straordinario per il rigassificatore di Piombino. I due interventi hanno alimentato posizioni opposte nel dibattito.
Per il Ministro Salvini la priorità sembra essere sempre la stessa: il ponte sullo Stretto. Per noi la priorità, invece, sono i ponti vicino o sotto casa dei cittadini italiani, perché questa è una differenza enorme. Mentre il Ministro continua a parlare di opere faraoniche, milioni di cittadini percorrono ogni giorno strade dissestate, attraversano viadotti e ponti che però aspettano una sola cosa, Sottosegretaria: manutenzione.
Daniela Torto (M5S)
Il commissario per Piombino ha concentrato il dibattito sulle scelte energetiche.
A proposito di articolo 5, avete nominato il commissario straordinario di Piombino fino al 31 dicembre. Questo la dice lunga sulla vostra visione sull’energia. Voi puntate ancora sui combustibili fossili, quando avete visto - e abbiamo visto insieme - cosa significa per gli italiani: significa pagare la benzina 2,4 euro al litro.
Filiberto Zaratti (AVS)
Al Senato Elena Testor ha sostenuto invece la linea opposta.
Le infrastrutture non sono opere fini a se stesse: sono il presupposto per sostenere il lavoro, facilitare gli scambi commerciali, ridurre i costi per le imprese, rendere più efficienti i servizi e rafforzare la coesione territoriale.
Elena Testor (LSP-PSd’Az)
La gara intercity e le clausole sociali per i ferrovieri
Nella seduta finale alla Camera, il dibattito si è concentrato sull’emendamento governativo 1.600, che ha sostituito il lotto unico con più lotti per la gara intercity. Andrea Casu ha condotto il tentativo emendativo dell’opposizione.
Noi non stiamo chiedendo altro che di mettere, nella proposta emendativa di maggioranza, quello che il presidente Deidda ha detto in quest’Aula pochi minuti fa, cioè che da parte della maggioranza vi è la volontà politica di garantire effettivamente tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti in questa gara che — ricordiamolo —, attraverso la riformulazione dell’emendamento di maggioranza, avrà avvio entro il 31 dicembre di quest’anno.
Andrea Casu (PD-IDP)
Sul piano tecnico è intervenuta Maria Cecilia Guerra.
La clausola sociale c’è già, lo sapevamo — grazie —, ma lo sapevamo anche perché ci siamo battuti, perché nel codice degli appalti fosse messa la clausola sociale, anche rafforzata rispetto a proposte alternative che ci erano state fatte. La proposta che noi facciamo tiene conto anche dell’esperienza dell’applicazione di quelle clausole sociali, dell’insufficienza — ahimè — di quelle clausole sociali che sono nate in un contesto particolare e, cioè, giustissimamente, per garantire la continuità dell’occupazione nel caso di cambio di appalto, ma che non si estendono — come invece noi proponiamo in questo caso — per tener conto della necessità di garantire l’uniformità delle condizioni di lavoro e la qualità delle tutele.
Maria Cecilia Guerra (PD-IDP)
La risposta governativa è arrivata dal ministro Foti.
L’equilibrio che si è raggiunto è un equilibrio che non può prescindere da una valutazione che lei conosce meglio di me, e cioè che il codice dei contratti pubblici non è stato approvato a prescindere da quella che è la normativa europea, ma in linea con la normativa europea. Io non ho difficoltà a dire che, se vi sono ulteriori norme in linea con quella che è la normativa europea, noi possiamo studiarle.
Tommaso Foti, Ministro (FDI)
Nel dibattito è intervenuto Luigi Marattin, componente del Gruppo Misto.
Il presidente Deidda, in un intervento che mi ha lasciato sconvolto, fondamentalmente ha detto: ma che volete da me? È colpa dell’Europa! Ha detto cioè: se non fosse stato per l’Europa, con il cavolo che noi avremmo messo un po’ di concorrenza nel sistema ferroviario, perché noi non abbiamo nel DNA la concorrenza, siamo l’unica destra del mondo che non ha la concorrenza.
Luigi Marattin (MISTO)
Rider, caldo estremo ed ex Ilva tra le tutele mancanti
Il fondo per i lavoratori esposti al caldo è stato ridotto da 33 a 15 milioni ed esclude rider e autonomi. Su questa esclusione Dario Carotenuto è intervenuto anche sui camionisti, segnalando una multa fino a 444 euro per chi accende l’aria condizionata a motore spento in sosta.
Quel ragazzo che pedala qui fuori ha una sola scelta: o pedala con i 40 gradi che ci sono o non incassa e, quindi, non mette il piatto a tavola. Questo è il ricatto osceno a cui lo costringete. Allora, noi vi chiedevamo tre cose, avevamo aggiunto tre righe, ossia che le tutele valgano a prescindere dal contratto, che ci sia un sostegno al reddito quando scatta l’allerta e che siano le piattaforme a fermarsi per obbligo e non per gentile concessione.
Dario Carotenuto (M5S)
Le riformulazioni degli ordini del giorno proposte dal Governo, con la formula “a valutare l’opportunità di” premessa agli impegni, sono state respinte dall’opposizione.
Non si può dire “a valutare di”, “a valutare che”, “a valutare forse” rispetto ai ciclofattorini, rispetto ai rider. Non si capisce per quale motivo queste fattispecie di lavoratori e lavoratrici non abbiano diritto ad avere una cassa integrazione di fronte alle ondate di calore. È uno scandalo.
Arturo Scotto (PD-IDP)
Sul fronte parallelo di Taranto, la sentenza della Corte d’appello di Milano che imponeva la messa in sicurezza dell’area a caldo entro 90 giorni ha alimentato la richiesta di intervento immediato sul decreto.
Si dice una cosa semplice e banale, ma è drammatica e inaccettabile la posizione contraria del Governo. Si dice di procedere alla rimozione integrale dell’amianto ancora presente negli impianti dell’industria siderurgica e di ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro i limiti di sicurezza.
Angelo Bonelli (AVS)
La nota dissonante dentro la maggioranza
Al Senato, nel giorno della fiducia, Claudio Borghi ha aggiunto una nota tecnica alla dichiarazione di voto della Lega.
Dobbiamo, dunque, impiegare ingenti risorse economiche e umane per riuscire a completare una misura che — lo vorrei ricordare per un’ultima volta — anche se l’ho fatto tante altre volte, non è spesa addizionale. Io, ogni volta che sento che, grazie al PNRR, dovevamo crescere, ricordo che non un centesimo delle cose fatte all’interno del PNRR va fuori dal perimetro del deficit.
Claudio Borghi (LSP-PSd’Az)
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