Il sistema pensionistico italiano alza periodicamente i requisiti di accesso man mano che aumenta la speranza di vita, e lo fa nello stesso modo per tutti i lavoratori. Una proposta di legge d’iniziativa parlamentare, presentata alla Camera dei deputati il 25 febbraio 2026 e annunciata in Aula il 27 febbraio 2026, con primo firmatario il deputato Andrea Quartini e il testo pubblicato soltanto a ottobre 2026, chiede di introdurre un’eccezione per chi lavora in condizione di invalidità civile riconosciuta.
Al 21 ottobre 2026 il testo non è ancora stato assegnato a una Commissione: non produce quindi alcun effetto, e quanto segue descrive ciò che accadrebbe soltanto se il Parlamento lo approvasse.
Atto Camera 2817
Come funziona oggi l’aumento dei requisiti
Dal 2010 la legge prevede un adeguamento automatico: ogni tre anni l’Istituto nazionale di statistica misura la variazione della speranza di vita, cioè il numero medio di anni che una persona può aspettarsi di vivere, e un decreto del Ministero dell’economia aggiorna di conseguenza l’età richiesta per la pensione di vecchiaia e i valori che combinano età e anni di contributi.
Il meccanismo è stato scritto in termini puramente statistici e non guarda alle condizioni individuali:
i requisiti di età e di anzianità contributiva indicati al comma 12-bis sono aggiornati incrementando i requisiti in vigore in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT […]. In sede di prima applicazione tale aggiornamento non può in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita.
Art. 12, comma 12-ter, lettera a), D.L. 78/2010
L’ultimo aggiornamento, disposto con decreto del 19 dicembre 2025, stabilisce che dal 1° gennaio 2027 i requisiti salgano di tre mesi e che i valori di somma tra età e contributi crescano di 0,3 unità.
È esattamente la data da cui la proposta vuole far partire la deroga, e il motivo per cui il tema torna ora all’attenzione: la media statistica si applica allo stesso modo a chi ha una salute piena e a chi lavora con una grave compromissione fisica, mentre l’aspettativa di vita delle due situazioni non è la stessa.
Due fasce di invalidità con trattamenti diversi
La proposta distingue in base alla percentuale di invalidità riconosciuta. Chi ha un’invalidità pari o superiore al 74%sarebbe escluso del tutto dall’aumento, restando fermo ai requisiti validi prima dello scatto:


