La legge sulle vendite associate a finalità solidaristiche è arrivata in aula alla Camera dei deputati il 30 marzo e il 1° aprile 2026, per poi essere licenziata dal Senato in sede redigente il 16 giugno.
In entrambi i rami i tre gruppi di maggioranza hanno votato a favore e tutte le opposizioni si sono astenute, riconoscendo la necessità del principio ma contestando l’impianto tecnico e la lunghezza dei tempi della risposta.
Il caso pandoro e il paradosso del proscioglimento
La norma nasce da un fatto di cronaca preciso: la vicenda del pandoro Pink Christmas del dicembre 2023, la sanzione dell’Antitrust a un’influencer per pubblicità ingannevole legata a un’iniziativa benefica, il rimbalzo mediatico che ne è seguito. Il Consiglio dei ministri approvò il testo nel gennaio 2024.
In aula alla Camera arriva più di due anni dopo, quando la stessa Chiara Ferragni è nel frattempo stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata. Il senatore Tino Magni, in dichiarazione di voto per Alleanza Verdi e Sinistra, ha ricondotto il provvedimento a un metodo di governo.
il provvedimento in esame, come tanti altri di questo Governo, nasce sotto la spinta del clamore mediatico di un singolo caso di cronaca commerciale, quello del pandoro Balocco, avvenuto nel dicembre 2023, nel quale l’Antitrust ha sanzionato l’influencer Chiara Ferragni per la pubblicità ingannevole legata a un’iniziativa benefica.
Tino Magni (Misto-AVS)
La maggioranza ha rovesciato la prospettiva. Per Gianpietro Maffoni, in aula al Senato per Fratelli d’Italia, quel caso ha reso visibile un vuoto e la legge lo colma con un principio, non con una reazione episodica.
Oggi dunque non approviamo soltanto un insieme di regole tecniche. Oggi stabiliamo un principio di civiltà giuridica ed economica: la solidarietà non può e non deve mai essere uno strumento di inganno o una strategia di marketing opaca.
Gianpietro Maffoni (FdI)
La trasparenza al consumatore, principio condiviso e strumenti contestati
Il cuore del testo prescrive a produttori e professionisti di indicare al consumatore il soggetto destinatario dei proventi, la finalità perseguita e la quota devoluta in percentuale o in valore assoluto, con comunicazione preventiva all’AGCM prima della messa in vendita e rendicontazione entro tre mesi dalla scadenza dell’iniziativa.
Nessuno ha contestato il principio in aula. Per Davide Bergamini, che ha annunciato il voto favorevole di Forza Italia, la trasparenza sulle quote è la sostanza stessa del provvedimento.
Con questo provvedimento si stabilisce proprio questo. Quindi, un prodotto, quando è associato ad una finalità solidale, deve garantire al consumatore chiarezza, quindi deve garantire chi è il destinatario dei proventi di quella campagna solidale, quali sono le finalità per cui saranno utilizzati poi quei proventi e, soprattutto, quale quota effettiva di quel prezzo viene destinata alla causa per cui è stata iniziata la campagna.
Davide Bergamini (FI-PPE)
Dal MoVimento 5 Stelle, Antonio Ferrara ha aperto la questione dal versante del rapporto con la disciplina vigente.
La sua obiezione, ripresa poi al Senato dalla collega Sabrina Licheri, non contestava l’utilità della trasparenza ma la scelta di aggiungere un nuovo strato di adempimenti a un impianto già dotato di strumenti contro le pratiche commerciali scorrette.
La domanda vera è un’altra: si è intervenuti bene, si è intervenuti in modo coerente, si è intervenuti in modo davvero utile, oppure si è scelto di aggiungere un altro livello di obblighi, un altro strato di adempimenti, senza risolvere fino in fondo il rapporto con le norme già esistenti?
Antonio Ferrara (M5S)
La proporzionalità delle sanzioni e il divario fra grandi e piccoli operatori
Il tema che ha raccolto la convergenza più larga tra le opposizioni riguarda la forbice sanzionatoria, da 5.000 a 50.000 euro, applicata indistintamente a multinazionali, piccoli produttori, piattaforme digitali e associazioni locali.
Per Fabrizio Benzoni di Azione l’appiattimento della sanzione tra soggetti di dimensioni incomparabili è il segnale di una scelta di sistema.
La sproporzione anche delle sanzioni, che non tengono conto dell’entità dell’iniziativa - quindi da 5.000 a 50.000 euro, indipendentemente che sia un provvedimento fatto da una piccola o da una grande associazione, da una multinazionale o da un piccolo produttore - ci indica proprio come vogliamo bloccare questa possibilità. Evidentemente, per impedire che qualcuno possa eludere la legge, facciamo sì che nessuno la possa applicare.
Fabrizio Benzoni (AZ-PER-RE)
Sul versante degli oneri di trasparenza la senatrice Silvia Fregolent, per Italia Viva, ha ripreso lo stesso argomento al Senato con un’insistenza sull’effetto competitivo tra soggetti dotati di strutture legali e chi non ne dispone.
gli oneri di trasparenza li spalmate in uguale misura sia che l’azienda sia una multinazionale, avendo avvocati e commercialisti che possono ovviare a tutti gli oneri previsti in questo provvedimento, sia che si tratti di una piccola azienda familiare che magari fa della beneficenza nel terzo settore locale o in qualche piccola associazione.
Silvia Fregolent (IV-CR)
Dai banchi della Lega, il senatore Gianluca Cantalamessa ha risposto nominalmente all’intervento di Fregolent nel corso della stessa seduta a Palazzo Madama, spostando il punto dalla natura burocratica dell’obbligo alla sua sostanza informativa.
spiace che la collega e amica Fregolent abbia detto che si tratta di un appesantimento burocratico, perché io invece trovo che sia un punto fondamentale - deve essere chiaro, sul prezzo di un prodotto, quanto va in beneficenza e quanto va all’impresa.
Gianluca Cantalamessa (LSP-PSd’Az)
L’influencer marketing e la filiera del dono
Le opposizioni hanno indicato due lacune che, a loro avviso, il testo si trascina fino al voto finale. La prima è l’assenza di una disciplina organica per l’influencer marketing: il settore che ha originato la vicenda politica intera resta trattato sotto l’ombrello generico delle comunicazioni commerciali, senza norme mirate.
Alberto Pandolfo, per il Partito Democratico, ha collocato la questione all’origine del provvedimento.
Questo provvedimento nasce storicamente e politicamente da uno scandalo che ha riguardato proprio gli influencer, figure con profili social di grandissima portata capaci di raggiungere milioni di persone in pochi secondi che, magari, hanno promesso donazioni senza mantenerle. Era questa la ferita da sanare, eppure il testo finale non affronta in modo mirato le peculiarità della promozione commerciale affidata a questi soggetti.
Alberto Pandolfo (PD-IDP)
La seconda lacuna riguarda la filiera del dono. Il testo consente che i proventi confluiscano genericamente in enti non profit, senza vincolare la destinazione al Registro unico nazionale del Terzo settore.
Per Maria Chiara Gadda di Italia Viva la questione tocca il piano della garanzia sostanziale.
C’è un’unica garanzia affinché questi proventi, che le imprese destinano nella vendita dei loro prodotti a solidarietà sociale, vadano a buon fine: che quelle donazioni vengano destinate a enti del Terzo settore e non, in termini generali, a enti non profit, perché gli enti del Terzo settore hanno dei vincoli di bilancio e pubblicano anche le vendite promozionali nei pubblici registri, nel Registro unico nazionale del Terzo settore, quando sono occasionali.
Maria Chiara Gadda (IV-C-RE)
La maggioranza ha risposto rivendicando l’innovazione più visibile del testo, la cosiddetta sanzione reputazionale: l’obbligo per il trasgressore di pubblicare la sanzione sui propri canali digitali a proprie spese.
Al Senato, Gianpietro Maffoni ne ha fatto la cifra politica del provvedimento.
La vera innovazione, tuttavia, risiede nella sanzione reputazionale: l’obbligo di pubblicare il provvedimento sanzionatorio sul sito dell’azienda e sui canali social del professionista, a proprie spese. Il mondo del digitale si è esteso a dismisura e in maniera talmente rapida che non si è riusciti a stabilire una regolamentazione a monte su limiti e comportamenti; nel tempo, però, alcune cose sono state piano piano recuperate. Oggi chi inganna sul digitale deve pagare sul digitale.
Gianpietro Maffoni (FdI)
Il metodo, intervento equilibrato o legge che rincorre la cronaca
Sullo sfondo di ogni tema tecnico, l’ultima frattura è sul metodo. Per la maggioranza il lungo passaggio in Commissione, con l’accoglimento anche di emendamenti dell’opposizione, è la prova di un lavoro costruito e non dettato dalla cronaca.
Fabio Pietrella, per Fratelli d’Italia, ha rivendicato il voto convinto del gruppo.
Fratelli d’Italia voterà convintamente a favore di questo provvedimento perché rafforza la trasparenza, tutela i consumatori, valorizza le imprese corrette e restituisce credibilità a quelle iniziative solidaristiche importantissime che rappresentano un pezzo fondamentale del nostro tessuto sociale ed economico.
Fabio Pietrella (FDI)
Per le opposizioni resta invece la sensazione di una risposta che rincorre. Al Senato Sabrina Licheri, per il MoVimento 5 Stelle, ha condensato l’obiezione in una domanda che riprende, con parole diverse, quella già posta alla Camera da Ferrara.
La domanda vera è se fosse giusto farlo in questo modo, senza un coordinamento con la normativa vigente, senza introdurre adempimenti che significassero un avanzamento, un miglioramento di ciò che è già in vigore.
Sabrina Licheri (M5S)
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