Il decreto legislativo 179/2026 è il tassello che trasforma in poteri concreti il quadro europeo sull’intelligenza artificiale e la legge italiana che lo ha preceduto. In 54 articoli:
stabilisce quali autorità vigilano, con quali strumenti ispettivi e con quali sanzioni
istituisce uno spazio nazionale di sperimentazione per le imprese
protegge il lavoratore dalle decisioni automatizzate
impone percorsi di formazione a scuola, nelle università, nelle professioni e nella pubblica amministrazione
Entra in vigore il 23 ottobre 2026.
Decreto Legislativo n. 179/26 del 7 ottobre 2026 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2026
Dai nomi sulla carta ai poteri reali
La legge italiana sull’intelligenza artificiale, approvata nel settembre 2025, aveva già indicato i soggetti pubblici chiamati a presidiare il settore: l’Agenzia per l’Italia digitale, cioè l’ente che governa la trasformazione digitale dello Stato, e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, l’autorità che tutela il Paese dalle minacce informatiche.
Mancava però lo strumento operativo: la legge aveva assegnato alle due agenzie la responsabilità della vigilanza in linea di principio, ma rinviava a un decreto successivo la definizione dei poteri ispettivi concreti e del quadro sanzionatorio.
Il decreto colma quel vuoto distribuendo le competenze. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale diventa l’autorità generale di vigilanza del mercato e il punto di contatto unico verso l’Unione europea, con poteri di controllo che arrivano fino alle ispezioni senza preavviso sui test condotti in condizioni reali.
L’Agenzia per l’Italia digitale assume il ruolo di autorità di notifica: valuta, designa e sorveglia gli organismi privati che certificano la conformità dei sistemi di IA, potendo sottoporli ad audit.
Nel settore finanziario restano competenti Banca d’Italia, CONSOB, l’autorità che vigila sui mercati finanziari, e IVASS, l’istituto che vigila sulle assicurazioni, ciascuna sui sistemi ad alto rischio del proprio comparto. Al Garante per la protezione dei dati personali spetta una fetta circoscritta di vigilanza.
Un Comitato di coordinamento tiene insieme il sistema, mentre protocolli d’intesa coinvolgono Guardia di finanza, Polizia di Stato, Carabinieri e Direzione investigativa antimafia nelle attività di controllo sul campo.


