Una proposta di legge d’iniziativa parlamentare vuole costruire un quadro unitario per chi convive con un disturbo del neurosviluppo, dall’infanzia all’età adulta, e riconoscere per la prima volta la disprassia come disturbo autonomo. Riguarderebbe persone con diagnosi e loro famiglie, servizi sanitari regionali, scuole, università e datori di lavoro.
Non è una legge in vigore e non produce ancora alcun effetto: è un testo depositato alla Camera dei deputati, presentato il 21 settembre 2026, annunciato in Aula il 22 settembre 2026, con il testo pubblicato il 15 ottobre 2026 e l’iter ancora al punto di partenza.
Atto Camera 3115
Una categoria che oggi la legge non definisce
Oggi l’assistenza a chi ha un disturbo del neurosviluppo è distribuita su pezzi diversi della normativa sui livelli essenziali di assistenza, cioè l’elenco delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire gratuitamente o con il ticket su tutto il territorio. Esistono previsioni per:
i minori con disturbi neuropsichiatrici
le persone con disabilità
l’assistenza residenziale
i disturbi dello spettro autistico, trattati separatamente
Manca però una definizione unitaria della categoria e manca l’elenco delle patologie che vi rientrano: due persone con diagnosi analoghe possono così incontrare percorsi di presa in carico molto diversi da una regione all’altra.
La proposta parte proprio da qui. Introduce una definizione normativa di disturbi del neurosviluppo e affida a un decreto del Ministro della salute il compito di stabilire quali patologie ne fanno parte, con un aggiornamento ogni anno per seguire l’evoluzione delle classificazioni scientifiche.
[…] da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è definito l’elenco delle patologie che rientrano tra i disturbi del neurosviluppo, in conformità con le più aggiornate classificazioni scientifiche internazionali.
Art. 2, comma 2
Un piano nazionale e tempi certi per le regioni
Il testo prevede un Piano nazionale dedicato, da adottare d’intesa con le regioni entro sei mesi e da aggiornare almeno ogni tre anni. Il Piano fisserebbe:


